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Psicologia · 4 dicembre 2016

Solitudine e vita

Di Arantxa Pisón, psicologa sanitaria, n. iscrizione G-2337 · Aggiornato il 20 giugno 2024

Una delle paure più grandi che hanno, al momento di prendere decisioni, le persone che vedo in studio è la solitudine.

La solitudine incombe su di noi come una minaccia quando non la desideriamo, e diventa un nemico feroce che ci spinge giù per una cascata di negatività e brutti pensieri, in cui ci appaiono le scene più cupe e truci, tinte di un grigio quasi nero, come una nebbia fitta, dando per scontato che la vita ci abbia messo da parte.

Tutti intorno a noi sono in compagnia e felici e noi siamo soli; l’autocommiserazione ha occupato il palcoscenico della mente e non c’è spazio per la speranza.

Per me esistono due tipi di solitudine, e quella che si vive in compagnia è quella che genera le nostre paure più profonde.

A volte mi sono sentita così: ero ufficialmente in compagnia, in coppia o in famiglia, potevo sentire il respiro di qualcuno nel mio letto, o il suono della televisione in salotto, e sapevo di essere sola. Quella solitudine lacerante e minacciosa mi terrorizza.

Compare quel pensiero folle: se morissi, se ne accorgerebbe?

Non c’è niente di più agghiacciante che sentirsi soli in coppia, o in famiglia. Da quella solitudine non puoi scappare, non puoi andare a fare esperienza della vita perché devi stare lì, non puoi nemmeno lamentarti, eppure sai di essere solo, che quella persona che respira accanto a te non ti darà nulla, non riempie la tua solitudine, non condivide con te, non ascolta le tue lacrime.

Qualche giorno fa mi sono ritrovata sola, assolutamente sola, a migliaia di chilometri dalla mia città, in un paese del Sud-est asiatico, in mezzo alla giungla.

La vita mi circondava da ogni parte, pulsava in modo intenso come solo la natura nel suo stato più selvaggio sa fare. Potevo sentire il verso degli animali selvatici, la brezza calda sul viso che mi percorreva benevola anche il corpo, un’incredibile sensazione di vita.

Ho deciso di parlare, di partecipare: ho parlato con la gente del posto, con le persone, con quella donna che mi ha aperto il suo cuore e mi ha offerto la sua casa, con le vittime dello tsunami, con le ragazze arrivate da Istanbul per fare baldoria e scatenarsi; ho cenato con una coppia iraniana, ho cantato canzoni tradizionali russe e ho fatto il bagno in mare giocando con i bambini e con quelli non più tanto bambini.

E ho ringraziato Dio di poter essere sola per vivere tutte quelle esperienze. Mi sono sentita viva, parte della vita; io ero la vita, e lei non mi aveva affatto messa da parte: pulsava dentro di me e intorno a me e mi invitava a partecipare. Ero felicemente in compagnia e tutto si apriva di nuovo, pulsante e pieno di possibilità. Io ci ho messo l’intenzione; al resto ha pensato la vita.

Metti l’intenzione, lasciati andare, partecipa e lascia che la vita si prenda cura di te. Contattami se hai bisogno di una terapia per la depressione.

Arantxa Pisón

Arantxa Pisón

Psicologa sanitaria, n. iscrizione G-2337. Lavoro a Vigo e online.

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